Archivi del mese: gennaio 2008

Piccoli blog (non) crescono

Calimero

Da oggi il mio piccolo blog scritto da un povero imbelle studente diventa un piccolo blog scritto da due imbelli studenti. Si realizzano così in un sul colpo i miei due sogni di avere un blog collettivo e di avere un blog bilingue. Calimero22 pubblicherà in spagnolo, io appena me ne accorgo aggiungerò la traduzione in fondo.

Calimero22 (a voi scoprire chi è) darà da ora in poi il suo specializzatissimo contributo alle pagine fin qui senza scienza di questo spazio.

Finalmente non solo racconti puerili basati su sogni, incontri casuali, cose inusitate, liste sterili di cose viste per caso, ma una vera e propria fonte di sapienza che, dopo averla vista all’opera, sono sicuro vorrete interrogare sui fatti della vita.

Freud si impossesserà di noi senza lasciarci più. Credevate che quel tomo polveroso pieno di nomi di malattie fosse lì per scongiurare il malocchio? No! Siete tutti malati e Calimero22 ve lo dimostrerà!

Ma a lei la parola (traduzione in fondo…):

Saludos! Me llamo Calimero22 y sere el/la psicoloco/a que os haga preguntaros quienes sois y de donde venis y os den ganas de encerraros corriendo en un psiquiatrico! Con mis vagos conocimientos en psicologia y mucho humor (recordad esto) , sacare a la luz vuestras manias y obsesiones mas inconfesables! Porque nada se escapa a los ojos de la psicologia… ni a los mios! Temblad! Quien será el primero? jajajajaja

Traduzione:

Saluti! Mi chiamo Calimero22 e sarò il/la “psicoloco/a” [1] che vi farà domandare chi siete e da dove venite e vi farà venire la voglia di chiudervi di corsa in un ospedale psichiatrico! Con i miei vaghi conoscimenti della psicologia e con molto humor (ricordatevi di questo), porterò alla luce le vostre manie e le vostre ossessioni più in confessabili! Perché niente scappa agli occhi della psicologia, e neanche ai miei!

Tremate! Chi sarà il primo? Hahahahahaha

[1] Divertente e intraducibile gioco di parole composto dalla parola psicologo e dalla parola “loco/a” (matto).

Insomma, ormai è fatta, vediamo cosa ne viene fuori.

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Nonni

nonni

Poco fa sulla metro ho lasciato il posto a sedere ai miei nonni. Lei lo conduceva come si fa con un invalido: chi ha avuto un nonno malato di parkinson lo riconosce subito, si vede dagli occhi. Ti guardano come se fossi un metro più in là, se guardi bene riesci a leggergli dentro che si sono dimenticati qualcosa di importante, ma che non si ricorderanno mai più che cos’è. Sicuramente legge molto, anche se poi non te lo saprà raccontare.
Io in piedi li fisso, forse se ne accorgono, ma sono magnetici per me. Lei capelli bianchi e occhialoni, muove le labbra come un ventriloquo per pregare o canticchiare qualcosa. Gonnellone lungo e largo, in fondo lui le fa compagnia, quando se ne andrà non sarà solo un sollievo.
Non vorrei azzardare troppo, ma secondo me è stata sarta e da pensionata continua a fare vestiti per clienti occasionali. Ha un nipotino che spesso dorme da lei al quale tutte le sere, per farlo addormentare, racconta la solita storiella in dialetto della quale lui non si stuferà mai, e forse neanche lei, salvo poi dimenticarsela. Cerca di convincerlo a pregare con lei: lui ci starà fino a un certo punto, poi la deluderà. È una cuoca sopraffina, le sue ricette sono scritte e mano in un vecchio taccuino, specialità: cucina regionale. Nessuno ha saputo ereditare la sua stessa maestria.
Ha imparato a sgridarlo senza che si arrabbi:arrabbiarsi gli fa male al cuore. Non è servito a molto, perché lui un giorno, senza avvisare, chiuderà quegli occhi che, mettendo finalmente a fuoco il suo viso, senza poterglielo dire, si ricorderanno improvvisamente di tutto.
Lei rimarrà in compagnia dell’unico figlio, del nipotino e di quella foto, il giorno del suo compleanno, dove si baciavano da nonni, col controluce della finestra.
Dopo non troppo tempo il nipote, ultimo rimasto, venderà quella finestra, con annessi pavimento di legno ormai rovinato, divano morbidissimo dove andava a giocare col cane prima che lo sgridassero, armadio a muro dal quale sbucava il suo letto fatto apposta per farsi raccontare le storie in dialetto, piccola cucina dove ha imparato a fare la pasta ripiena, vecchia macchina da cucire alla quale annodava sempre tutto il filo, grande letto di ferro battuto nella camera dei nonni, sul quale ha sempre avuto paura di salire, e vecchio contatore al quale erano appese le chiavi dell’ascensore.

Da non molto tempo le persone che non ci sono più hanno cominciato a venirmi a trovare, devo dire che me l’aspettavo. Credo di essere abbastanza preparato all’evento. Basta sorriderci su e raccontarlo con dolcezza.

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Compañeros/4

estonialettoniapolonia

Viko, Kristine e Vitek, intorno ai 22 anni, rispettivamente Estonia, Lettonia e Polonia.

I primi due fidanzati, lui conosce lei a Riga, dove è andato a studiare. Le due lingue non sono per niente uguali, i due si comunicano in inglese (perfetto, beati loro), ora un po’ anche in spagnolo. Insieme in erasmus, nella stessa camera, lei bellissima parlando di bambini mentre sventola nell’aria i sui seni già da madre, lui cambiando velocemente argomento, ma figuriamoci se questo può essere un ostacolo. Spesso ospitano amici e parenti, o addirittura coppie di italiani conosciute tramite siti di scambio di ospitalità. Collezionano mappe europee in internet dove fanno appuntare a tutti quelli che passano i posti dove sono stati.

Il terzo appassionato di calcio e di musica, anche lui in erasmus, ci offre un liquore casalingo a base di vodka, aromatizzato alla frutta e invecchiato almeno due anni(czerezowka o qualcosa di simile, quello che ci da lui è invecchiato sette anni). Durante la riunione ci fa ascoltare i Kult. Vuole imparare a cucinare e mi chiede consigli dall’alto della mia italianità. Per quel che posso lo accontento.

Ci incontriamo tutti più Élena (donna delle pulizie, tutto fare, mangiatrice di pasta e apritrice di camere chiuse) nella camera di Viko e Kristine, si chiacchiera di esami, di come tra poco i nostri erasmus finiscano, di come le nostra stanze rimarranno vuote e la casa si ripopolerà di nuovi personaggi. Élena ci racconta di quelli che c’erano prima, pazzi e non, di quelli che ci sono sempre stati e di come le mancheremo. Gli appartamenti condivisi possono raccontare storie incredibili, viaggi, fughe d’amore, molestie, feste alcoliche, chiacchierate intime, giochi interculturali. Queste pareti arancioni ora mi sembrano più interessanti.

Update 1: Marco, dopo essersi fatto notare per le feste alcoliche e per la musica ad altissimo volume alle sei del mattino, si è dato alla macchia durante le vacanze di natale, pare a Barcelona, pare con una donna, tanta fortuna a lui. Purtroppo dovrete dogliervi dalla testa che io ritorni esperto in cucina peruviana, provetto ballerino di salsa e cantante sudamericano.

Update 2: Viktor continua a parlare quel suo misto di portoghese-ucraino-spagnolo perlopiù incomprensibile. Ieri l’ho incontrato per i corridoi alle due di notte, avvolto da una nuvola di alcol, che bussava alla porta di Élena (già a letto da un bel pezzo) per chiederle di svegliarlo alle sette perché doveva andare a lavorare. Quei due mi nascondono qualcosa?

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E qualcosa rimane…

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E non pensiate che abbia copiato il commento di wollo, questo post era già pronto prima solo che non riuscivo a caricare il video su youtube, è che siamo affini!

Felice per la divertente visita che , direi, qualcosa lo ha lasciato:

– La mia stanza senza la roba di Vale sparsa in giro ora sembra enorme.

– Ora so dove fanno il miglior pollo di Madrid.

– Un carnet da 10 biglietti è meglio di un abbonamenteo settimanale.

-Le suore di Toledo non fanno all’amore quindi fanno il marzapane.

– Ho conosciuto Romino.

– Per trovare dei camerieri simpatici e gentili bisogna andare nei posti strani (un po’ caro e attenti alle foto, ma ne vale la pena).

– La mia Fi(cough cough…burp)nzata a forza di dar corda a quei tre, ora è scagnozza del padrino.

Foto mie e di Wollo (e forse prima o poi anche di Vale).

Alejandro Sanz è la versione giovane di Claudio Baglioni.

– La macchina di Cristina può volare.

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