Nonni

nonni

Poco fa sulla metro ho lasciato il posto a sedere ai miei nonni. Lei lo conduceva come si fa con un invalido: chi ha avuto un nonno malato di parkinson lo riconosce subito, si vede dagli occhi. Ti guardano come se fossi un metro più in là, se guardi bene riesci a leggergli dentro che si sono dimenticati qualcosa di importante, ma che non si ricorderanno mai più che cos’è. Sicuramente legge molto, anche se poi non te lo saprà raccontare.
Io in piedi li fisso, forse se ne accorgono, ma sono magnetici per me. Lei capelli bianchi e occhialoni, muove le labbra come un ventriloquo per pregare o canticchiare qualcosa. Gonnellone lungo e largo, in fondo lui le fa compagnia, quando se ne andrà non sarà solo un sollievo.
Non vorrei azzardare troppo, ma secondo me è stata sarta e da pensionata continua a fare vestiti per clienti occasionali. Ha un nipotino che spesso dorme da lei al quale tutte le sere, per farlo addormentare, racconta la solita storiella in dialetto della quale lui non si stuferà mai, e forse neanche lei, salvo poi dimenticarsela. Cerca di convincerlo a pregare con lei: lui ci starà fino a un certo punto, poi la deluderà. È una cuoca sopraffina, le sue ricette sono scritte e mano in un vecchio taccuino, specialità: cucina regionale. Nessuno ha saputo ereditare la sua stessa maestria.
Ha imparato a sgridarlo senza che si arrabbi:arrabbiarsi gli fa male al cuore. Non è servito a molto, perché lui un giorno, senza avvisare, chiuderà quegli occhi che, mettendo finalmente a fuoco il suo viso, senza poterglielo dire, si ricorderanno improvvisamente di tutto.
Lei rimarrà in compagnia dell’unico figlio, del nipotino e di quella foto, il giorno del suo compleanno, dove si baciavano da nonni, col controluce della finestra.
Dopo non troppo tempo il nipote, ultimo rimasto, venderà quella finestra, con annessi pavimento di legno ormai rovinato, divano morbidissimo dove andava a giocare col cane prima che lo sgridassero, armadio a muro dal quale sbucava il suo letto fatto apposta per farsi raccontare le storie in dialetto, piccola cucina dove ha imparato a fare la pasta ripiena, vecchia macchina da cucire alla quale annodava sempre tutto il filo, grande letto di ferro battuto nella camera dei nonni, sul quale ha sempre avuto paura di salire, e vecchio contatore al quale erano appese le chiavi dell’ascensore.

Da non molto tempo le persone che non ci sono più hanno cominciato a venirmi a trovare, devo dire che me l’aspettavo. Credo di essere abbastanza preparato all’evento. Basta sorriderci su e raccontarlo con dolcezza.

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3 commenti

Archiviato in Varie ed eventuali

3 risposte a “Nonni

  1. Magu

    Racconto biscottoso/grattinoso…vuoi essere il mio nonnino così ne potrò scrivere uno altrettanto bello anche io un giorno..gni!!!

  2. E’ bello che inizi sulla metropolitana e termini nei tuoi ricordi più radicati e più dolci

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