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Silvio Rodriguez

Post per gli estimatori dei cantautori questo, mi aspetto commenti positivi, e dato che mi ci sono infognato censuro tutti quelli negativi. Arriverà un altro post con altra muscia dove potrete darmi contro.

Silvio Rodriguez è cubano, Silvio Rodriguez è un poeta che canta: un cantautore insomma.

Silvio Rodriguez scrive canzoni da quando era diciottenne e ancora non ha smesso, vi propongo qualcuna di esse tentando una traduzione, e si sa quanto sia difficile tradurre.

Ti do una canzone

Siccome spendo carta ricordandoti,
siccome mi fai parlare nel silenzio,
siccome non ti togli dai miei occhiali
nonostante non ci si veda più.
E siccome passa il tempo e in un attimo sono anni
senza che passi anche tu, trattenuta.

Ti do una canzone se apro una porta
e dall’ombra esci tu
Ti do una canzone all’alba
quando più voglio la tua luce.
Ti do una canzone quando appare il mistero dell’amore,
e se non appare non mi importa:
io ti do una canzone.

Se guardo un poco fuori mi trattengo:
la città crolla e io canto,
la gente che mi odia e che mi ama
non può perdonarmi che mi distragga.
Credono che io dica tutto, che mi giochi la vita,
perché non ti conoscono nè ti capiscono.

Ti do una canzone facendo un discorso
sul mio diritto di parola.
Ti do una canzone con queste due mani,
con le stesse con cui uccido.
Ti do una canzone e dico “Patria”,
continuando a parlare per te.
Ti do una canzone come uno sparo,
come un libro, una parola, una guerriglia:
come ti do l’amore.

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Sinuhé

Considerando la santa innocenza
vi canterò la vecchia Baghdad
dove i miei sogni divennero concreti
e dove nelle notti luminose
da bambino salpavo seguendo Simbad.
Qualcosa dovrebbe incantare le portaerei
qualcuno dovrebbe pigiare un bottone
che trasformi la mitraglia in ragione
e il potere in commiserazione.

Qui c’è solo Sinuhe
di amore e di fede
Qui c’è solo Sinuhè
Come si sente adesso?

Sotto le rovine vagano gli inquilini
delle leggente che furono manna.
Passa l’ombra infelice di Aladino
senza una lampada per il cammino
e senza il segreto di Alì-Babà.

Qualcuno dovrebbe stregare i missili
qualcuno dovrebbe far scoppiare
il fungo atomico dei diritti civili
dei fantasmi che popolano Baghdad.

Adesso è scoria il ruolo sorprendente
di Sherazad nel suo letto nuziale.
L’ordine del fuoco lo diede un dissidente
della cultura, della carne, della mente,
del sogno, della vita che non sia virtuale.

Mille e una notte per la malizia,
mille e una notte di intimidazioni,
mille e una notte di fuoco e codardia
mille e una notte senza dei nè perdono.

Qui c’è solo Sinuhe
di amore e di fede
Qui c’è solo Sinuhè
Come si sente adesso?

Ojalá

Magari le foglie non ti toccassero il corpo quando cadono
così non le potresti trasformare in cristallo.
Magari la pioggia smettesse di essere un miracolo che scende per il tuo corpo.
Magari la luna potesse uscire senza di te.
Magari la terra non baciasse i tuoi passi.

Magari terminassero il tuo sgurdo costante,
la parola precisa. il sorriso perfetto.
Magarri succedesse qualcosa che ti cancellasse in un attimo:
una luce accecante, una tempesta di neve.
Magari perlomeno mi portasse via la morte,
per non vederti più, per non vederti sempre
in tutti i secondi, in tutte le visioni:
magari non potessi suonarti nè cantarti.

Magari l’aurora non facesse grida che cadono sulla mia schiena.
Magari questa voce dimenticasse il tuo nome.
Magari le pareti non trattenessero il rumore del tuo cammino stanco.
Magari il desiderio se ne andasse con te,
col tuo vecchio governo di defunti e di fiori.

Magari terminassero il tuo sgurdo costante,
la parola precisa, il sorriso perfetto.
Magarri succedesse qualcosa che ti cancellasse in un attimo:
una luce accecante, una tempesta di neve.
Magari perlomeno mi portasse via la morte,
per non vederti più, per non vederti sempre
in tutti i secondi, in tutte le visioni:
magari non potessi suonarti nè cantarti.

Oleo de mujer con sombrero

Una donna si è persa,
conoscendo il delirio e la polvere
ha perso questa bella pazzia,
la sua breve vita sotto di me.
ha perso la mia forma di amare,
ha perso la mia traccia nel suo mare

Vedo una luce che vacilla
e che promette di lasciarci all’oscuro.
Vedo un cane che abbaia alla luna
con un’altra figura che mi ricorda me stesso.
Vedo di più: vedo che non mi trovò.
Vedo di più: vedo che si è persa.

Una donna innominabile
fugge come un gabbiano
e io veloce asciugo le mie scarpe,
bestemmio un giudizio e spengo l’orologio.
Che l’amore mi permetta
di cantare le canzoni per lei.

La codardia è un presupposto
degli uomini, non degli amanti.
Gli amori codardi non diventano amori,
ne storie, si fermano lì.
Neanche il ricordo le può salvare,
neanche il miglior oratore le può conciliare.

Una donna con il cappello,
come in un quadro del vecchio Chagall,
rovinata al centro della paura
e io, che non sono capace, mi sono messo a piangere.
Ma allora ho pianto per me,
e adesso piango per vederla morire.

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